Il mondo dei giganti di Internet, in superficie, sembra un gioco di tecnologia e business, ma in realtà, dietro le quinte, c'è una lotta per interessi e quote di mercato. Questa volta, il colosso tecnologico Google è stato citato direttamente in tribunale da Ceneo, piattaforma di e-commerce polacca di proprietà di Allegro, con l'accusa di abuso di posizione dominante sul mercato e la richiesta di un risarcimento di 2,33 miliardi di zloty (circa 568 milioni di dollari). Questa causa transnazionale riflette le pressioni antitrust che i giganti tecnologici affrontano a livello globale.
Ceneo fa causa a Google chiedendo un risarcimento di 570 milioni di dollari Fonte: Market Watch
Le accuse di Ceneo: chi è stato danneggiato dal monopolio?
Ceneo è il più grande sito di confronto prezzi in Polonia e un attore importante nel settore dell'e-commerce.
Gli utenti possono confrontare rapidamente i prezzi dei prodotti su Ceneo, leggere recensioni e trovare infine il canale di acquisto più conveniente. Tuttavia, secondo Ceneo, Google, in quanto motore di ricerca più importante al mondo, sfrutta la sua posizione dominante sul mercato per dare priorità ai propri servizi di confronto prezzi nei risultati di ricerca, comprimendo direttamente lo spazio di mercato di Ceneo.
Non si tratta di una questione da poco. Nella causa, Ceneo afferma chiaramente che le pratiche di concorrenza sleale di Google hanno causato perdite economiche dirette per un totale di 1,72 miliardi di zloty nel periodo dal 2013 a novembre 2024, più 615 milioni di zloty di interessi. Inoltre, Ceneo prevede di aggiungere interessi legali sull'importo totale richiesto di 2,33 miliardi di zloty fino a quando Google non avrà pagato.
Google non è d'accordo e sostiene che la sua soluzione per lo shopping è in funzione da anni e si impegna costantemente a supportare marchi, rivenditori e piattaforme di shopping comparativo di terze parti a livello globale. È chiaro che questa causa non si risolverà facilmente.
Google dichiara di non essere d'accordo con la causa Fonte: Market Watch
I "precedenti" di Google: il problema del monopolio non è nuovo
La causa di Ceneo non è un caso isolato. In realtà, Google è già stato più volte portato al banco degli imputati per comportamenti simili.
Già nel 2017, l'autorità antitrust dell'Unione Europea ha inflitto a Google una multa record di 2,42 miliardi di euro, con la motivazione che Google promuoveva i propri servizi di confronto prezzi nei risultati di ricerca, danneggiando gravemente i concorrenti. Questa causa non solo ha costretto Google a pagare una multa enorme, ma ha anche fornito un riferimento per le autorità di regolamentazione di altri paesi.
Recentemente, anche la Japan Fair Trade Commission (JFTC) ha stabilito che Google ha violato la legge antitrust giapponese nei servizi di ricerca online. Negli Stati Uniti, il Dipartimento di Giustizia ha persino proposto di separare il browser Chrome da Google per indebolire la sua posizione dominante nel mercato della ricerca. Questi casi dimostrano che Google affronta una pressione normativa sempre maggiore a livello globale.
Google multato dall'UE per 2,42 miliardi di euro Fonte: Forbesindia
La guerra degli algoritmi nelle piattaforme di e-commerce: non solo Google
Il problema di Google sembra concentrarsi sui motori di ricerca, ma la questione degli "algoritmi che favoriscono i propri prodotti" non è rara nel settore globale dell'e-commerce.
A giugno di quest'anno, anche il gigante sudcoreano dell'e-commerce Coupang è stato multato per comportamenti simili. La Korea Fair Trade Commission ha accusato Coupang di aver manipolato gli algoritmi per aumentare il ranking di ricerca dei prodotti venduti direttamente dalla piattaforma, facendoli apparire "prioritariamente" agli utenti. Questa operazione è stata considerata concorrenza sleale e Coupang ha infine pagato una multa di 162,8 miliardi di won (circa 850 milioni di yuan).
Questi casi rivelano una logica commerciale comune: le piattaforme sfruttano il controllo sul comportamento degli utenti e sugli algoritmi di ricerca per indirizzare il traffico verso i propri servizi, ottenendo maggiori profitti. Sebbene questa strategia possa portare a una crescita commerciale a breve termine, rischia di minare la concorrenza leale del mercato.
Coupang manipola il ranking dei prodotti Fonte: Newsis
Conclusione: la strada dell'antitrust è ancora lunga
La causa di Ceneo contro Google è un altro esempio delle pressioni antitrust globali che i giganti tecnologici devono affrontare. In un'economia digitale dominata da pochi colossi, la concorrenza leale è un lusso raro. Che si tratti di Google, Coupang o di altre aziende che usano la loro posizione di mercato per soffocare la concorrenza, questi comportamenti riflettono un problema profondo: chi regolamenta questi giganti multinazionali?
In futuro, il gioco tra "monopolio e antitrust" diventerà solo più complesso. E l'esito di questa causa potrebbe portare più speranza per un panorama di concorrenza leale nel mercato globale.



