Il settore del commercio elettronico transfrontaliero sta vivendo una nuova ondata di cambiamenti normativi. Il Giappone, quarto mercato mondiale per e-commerce, sta valutando l'abolizione dell'esenzione fiscale sulle importazioni, in vigore da anni.
Fonte: Yomiuri Shimbun
Secondo la tabella di marcia della riforma fiscale pubblicata dal Ministero delle Finanze giapponese, l'attuale esenzione da dazi doganali e imposta sui consumi per le merci importate di valore inferiore a 10.000 yen (circa 495 yuan) potrebbe essere definitivamente abolita nel 2026. I dati mostrano che nel 2023 il volume delle importazioni di pacchi di piccolo valore esenti da dazi in Giappone è salito a 169,66 milioni di unità, con un aumento di 5 volte rispetto al periodo pre-pandemia, per un valore totale superiore a 425,8 miliardi di yen.
Fonte: Yomiuri Shimbun
Dietro questa riforma normativa, le piattaforme cinesi di e-commerce transfrontaliero sono diventate un fattore chiave. Secondo l'ultimo rapporto di Sensor Tower, Temu continua la sua rapida espansione come app di e-commerce più scaricata al mondo, mentre Shein si mantiene al secondo posto. A ciò si aggiunge la schiacciante presenza di Amazon nel mercato giapponese con 67 milioni di utenti attivi mensili. Questa triplice spinta ha portato a una crescita esponenziale del numero di pacchi transfrontalieri in Giappone. Un'indagine dell'Associazione giapponese del commercio al dettaglio mostra che l'83% delle aziende locali ritiene che l'esenzione fiscale causi un "ribaltamento dei prezzi", rendendo i prodotti locali non competitivi.
Fonte: CROSS COMMERCE Studio
Anche il mercato europeo, dall'altra parte dell'Atlantico, è in fermento. I dati diffusi dalla Commissione Europea a febbraio sono sbalorditivi: nel 2024 sono entrati nell'UE 4,6 miliardi di pacchi di piccolo valore inferiori a 22 euro, con una media di 12 milioni di pacchi al giorno.
Secondo un'indagine a campione dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode, circa il 18,7% dei pacchi esenti da dazi presenta problemi come sottovalutazione del valore, errata classificazione delle merci o mancanza di certificazioni di sicurezza, causando una perdita di entrate fiscali di circa 2,9 miliardi di euro all'anno.
Per far fronte a questa "inondazione di pacchi", l'UE ha varato tre riforme chiave: in primo luogo, l'introduzione di una tassa fissa di sdoganamento per ogni pacco transfrontaliero, a carico diretto delle piattaforme di e-commerce o degli importatori; in secondo luogo, l'abolizione totale della soglia di esenzione di 150 euro, in vigore da anni; e, cosa ancora più cruciale, la creazione dell'Agenzia doganale centrale dell'UE (EUCA), che consentirà la condivisione in tempo reale dei dati doganali dei 27 Stati membri attraverso un sistema di "scansione della sicurezza dei prodotti".
A tal proposito, la Francia è stata la prima a presentare un calendario per la riforma. La ministra del Bilancio, Amélie de Montchalin, durante una visita a un hub logistico a Parigi, ha annunciato che a partire dal 2026 verrà applicata una tassa fissa su ogni pacco importato.
Fonte: France24
Il Ministero delle Finanze britannico ha seguito l'esempio avviando una revisione fiscale, mettendo a rischio l'attuale soglia di esenzione di 135 sterline. Secondo le stime, se il Regno Unito abolisse l'esenzione fiscale, il costo complessivo delle merci importate aumenterebbe dal 20% al 30%, con un effetto combinato dell'aliquota IVA al 20% e di dazi fino al 25% che non può essere sottovalutato.
Di fronte all'imminente cambiamento del settore, le piattaforme leader hanno già iniziato a prepararsi. Temu ha recentemente aumentato del 30% i sussidi per le spedizioni in Giappone, mentre Shein sta accelerando la creazione di magazzini locali in Europa. Amazon Giappone ha lanciato un "Piano di accelerazione della conformità" per aiutare i venditori ad adattarsi alle nuove normative doganali.
Questa tempesta fiscale globale è, in sostanza, una ristrutturazione delle regole del commercio internazionale nell'era dell'economia digitale. Per milioni di venditori transfrontalieri, la transizione dal "guadagno facile" alla "costruzione del marchio" non è più una scelta, ma una lezione di sopravvivenza obbligatoria.



